Nella Storia

Un palazzo che narra storie antiche

"e in questa terra, dove la storia del suolo si mescola
con la storia di quanti quel suolo hanno calpestato,
non è domanda che possa rimanere senza risposta."

 

Sui lievi pendii che dal perduto terzo braccio del porto di Brindisi conducono ai pianori che prospettano sul seno di Levante del porto interno di Brindisi, era il quartiere ebraico della città nel cui cuore è la dimora Nettare. 

A pochi passi da essa erano la sinagoga e la scuola; nell’aria pare permanere l’eco della voce del rabbino che esprimeva con Tselem Heloim la gloria di Dio. Sulla scalinata che fiancheggia la dimora, è possibile che il grande Aqiba ben Yosef abbia discusso con i suoi correligionari; è qui, non casualmente, che la Mishna fissa la definizione d’importanti determinazioni per lo shabbat.

Il giudice Ysaac avrà percorso infinite volte questa strada, incitando non solo gli ebrei ma la città tutta a rivoltarsi contro gli svevi: partigiano del grande ammiraglio Margarito, imprigionato e accecato dagli Hohenstaufen, firmerà insieme con altri eminenti cittadini, un accordo di collaborazione politica e commerciale con Venezia.

 Il palazzo narra storie antiche; il gentile pergolato di gusto neoclassico che ne precede l’accesso fa pensare a happy hour d’altri tempi, col te degustato all’ombra dei pampini sull’onda delle abitudini suggerite dagli addetti inglesi alla Valigia delle Indie; l’interno, con spesse murature che lo separano dal vocio e dall’inutile chiacchiera ossia dalla possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere; si può vivere anche così, inabissati in una camera che non ha occhi, e si può vivere bene, trascorrere un’esistenza vivace, ricca d’imprevisti e affollata di fantasmi. La dimora sembra suggerire e quasi evocare i versi di Costantino Kavafis che pure a Brindisi soggiornò per qualche tempo: “E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balìa del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea”. 

L'elegante atmosfera di charme e il fascino insito in questa residenza, che consente uno straordinario viaggio nel tempo essendo ogni livello superiore rispetto a quello sottostante, su un arco temporale che scorre dal medioevo del giudice Ysaac all’ottocento di Phileas Fogg, a Brindisi per imbarcarsi sul Mongolia e compiere il suo giro del mondo in ottanta giorni, ne fanno un luogo straordinario per soggiorni e vacanze

Suggestiva espressione di moduli costruttivi propri di maestranze locali, ogni prospetto incanala lo sguardo verso orizzonti diversi: l’azzurro dell’Adriatico verso Levante, l’animazione di corso Garibaldi verso nord, la suggestiva quiete di via Giudea e dei suoi gradoni verso ponente. Elevandosi tra suggestivi percorsi, la dimora si coniuga come ideale per un turismo culturale ed esperienziale, consentendo il contatto con le città che, invisibili a occhi distratti, hanno preceduto quella oggi abitata. Nulla può infatti spegnere l’eco dell’attività dei tintori ebrei che qui, come narra Beniamino da Tudela, nel medioevo rendevano, con la loro attività, preziose le stoffe colorate con grande abilità,  utilizzando sostanze di origine vegetale e animale. Del resto, come scrive Calvino (Le città invisibili) “d'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” e in questa terra, intrisa come Praga di magia, dove la storia del suolo si mescola con la storia di quanti quel suolo hanno calpestato, non è domanda che possa rimanere senza risposta.