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Nasce a Brindisi Urban Spa Nettare,nell’ambito del progetto Dimora Nettare, che affonda le sue radici nella ricerca e nell’offerta di benessere,  in risposta a una multiforme e trasversale domanda di Ben-Essere: un concetto accantonato per decenni  in cui l’Uomo, inseguendo la tecnica ha privilegiato la logica, in particolare quella dell’Avere più che quella dell’Essere; l’idea di “benessere” oggi  è sulla cresta dell’onda in ogni campo, economico e sociale; è tornata ad affacciarsi nella società contemporanea, con il moltiplicarsi di proposte di “vacanze benessere”, “centri benessere”, “diete del benessere”, “benessere organizzativo o dei luoghi del lavoro”,  ecc. ecc. , e il rischio che sia solo un mezzo e non un fine in sé diventa palpabile e fuorviante. 

Ma l’onda è potenza e forma in continua evoluzione, sotto la sua cresta che dà spettacolo in superficie, nasconde energie profonde che riportano alla memoria storica dell’eterna ricerca di un equilibrio tra vissuto interiore e ambiente esterno; quanta vita è passata tra pratiche ed esperienze diverse per  ogni cultura, che hanno attraversato civiltà e latitudini, a partire dalle antichissime tradizioni termali della cultura occidentali passando per le discipline e le pratiche nate in oriente  fino alle seducenti visioni delle correnti new-age.

E oggi? Oggi che il tempo della Vita si allunga, la Vita sembra non lasciare spazio al tempo per Sé. 

E più l’ambiente esterno a noi si arricchisce di stimoli, azioni, mediazioni che concorrono ad una vita complessa, più cresce il potere della tecnologia, più la Vita diventa una rappresentazione di Sè, configurata com’ è intorno a beni materiali e a infinite connessioni e rappresentazioni. 

Per questo in virtù del riaffermarsi di un nuovo Umanesimo che richiama l’umanità ad osare – “Non abbiate paura!” diceva Giovanni Paolo II – , vogliamo scommettere  sulla naturale vocazione di un individuo ad “essere Umano”, valorizzando la singolarità dell’esperienza interiore e dell’esperienza sociale.

Non basta ritrovare corpo e anima – noi non siamo angeli ma abbiamo un corpo” scriveva  nel secolo XVI, santa Teresa d’Avila, inaugurando l’età barocca –  vogliamo anche riappropriarci della dimensione spaziale e temporale, della nostra storia e dei nostri luoghi, per incanalare la potenza delle reti e delle applicazioni informatiche verso il “bene comune”; siamo àncorati all’eredità del passato perché in esso possiamo formulare identità e innovazione, definire argini sicuri in cui navigare e di conseguenza orientare la bussola verso un futuro di sostenibilità. La storia dimenticata non appartiene al passato: antichi scritti e tradizioni  abitano il nostro presente. E poiché non basta interpretare e rileggere pratiche, miti  e tradizioni proviamo a riscriverli, ripensarli, riviverli: dentro i linguaggi e gli ambienti della modernità, costruendo complicità e creando contaminazioni tra mondi diversi perché una necessaria rivoluzione antropologica passa – come diceva San Francesco –  non  «tanto dall’ essere compreso, ma dal comprendere», «non tanto dall’ essere amati, ma dall’amare». 

Chiara Lapenna